martedì 17 dicembre 2013

Dolore e Sofferenza ci avvicinano a Dio?

cilicio tortura autoflagellazione
Tutto_ciò_che_E' (qualcuno utilizza la parola Dio) non vuole il nostro dolore, nè la nostra sofferenza; ben lo sanno i veri 'risvegliati' che trovano nell'unione col divino infinita gioia e felicità incondizionata

Il nostro dolore e la nostra sofferenza dipendono solo da noi, e derivano dal fatto che siamo inconsapevoli e ci facciamo trascinare dai capricci del nostro ego.
Tutti gli attaccamenti provocano infelicità, perchè niente è destinato a durare, nel mondo di ombre in cui ci troviamo a vivere.

Se la Divinità è Padre (o Madre) di ciascuno di noi, come potrebbe chiederci di soffrire e star male?
Può un genitore desiderare che il figlio digiuni fino allo stremo delle sue forze, si flagelli a sangue o che si procuri torture nella carne viva?
Può mai essere un genitore così crudele da desiderare, per compiacersi, che il proprio figliolo rivolga verso se' stesso tanta violenza?

Ovviamente no. Tutto_ciò_che_E' è Amore, non crudeltà... eppure in tanti posti si insegna che il dolore e la sofferenza siano i mezzi per arrivare al divino.
Ci sono degli arnesi, come il cilicio - una cintura di spine da indossare a pelle sotto il vestito - che servono ad avere una costante sofferenza durante la giornata.
Le persone che lo indossano vengono indotte a credere di potersi avvicinare alla santità patendo una costante sofferenza fisica durante la loro giornata.

In molti paesi non è raro vedere manifestazioni cosiddette religiose dove tante persone si autoflagellano.

Sono del tutto fuori strada!! Non è cosi' che ci si distacca dall'attaccamento ai beni terreni.
Non si elevano gli uomini in questo modo, li si umilia e li si priva della loro dignità: non viene riconosciuta la loro intrinseca natura divina.

Chi ha il cuore puro e vive nella consapevolezza capisce spontaneamente l'assurdità dell'attaccamento alle cose materiali. Sa che il mondo è pura apparenza, un gioco della mente, una creazione della coscienza collettiva.

E senza attaccamento si arriva alla completezza, alla scoperta della propria divinità. E in quello stato c'è solo gioia e felicità durature, incondizionate.

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