venerdì 17 gennaio 2014

Quando Morire. Una decisione tutta nostra.

Malattia e Salute sono condizioni mentali.



Dice Seth nel suo libro finale "The Way Toward Health": "Nessuna persona muore prima del suo tempo. L'individuo sceglie il momento della morte". E poi continua dicendo: "Nessuna coscienza considera la morte un fine o un disastro, ma la vede invece come un mezzo per il proseguimento dell'esistenza".

Quando una persona si salva in extremis o si risveglia dal coma si usa dire "si vede che non era arrivato il suo momento". Spesso la saggezza popolare rivela una conoscenza della realtà molto più profonda di quanto siamo abituati a pensare.
Mi viene in mente questa verità quando sento di qualcuno che è morto in una condizione assolutamente singolare, per esempio colpito da un fulmine o ucciso da un albero che cade all'improvviso per strada durante un temporale.

Mi rendo conto che questo concetto è molto rivoluzionario e può essere inaccettabile per molte persone, abituate a commuoversi e a soffermarsi sulle tragedie altrui.
Ma se è la persona che decide di "andarsene", non è forse la prova della sua essenza divina, della sua sostanziale immortalità?

Mi capita in continuazione di sentire che una data persona sia morta poco dopo la fine di un suo impegno importante. E' come se la persona avesse deciso che aveva fatto quello che doveva fare e a quel punto non c'erano più motivi per rimanere nel corpo fisico.

Deepak Chopra in un suo libro racconta di un suo paziente molto solo, in fin di vita, con cui aveva instaurato un buon rapporto, pieno di calore umano. L'uomo era in condizione veramente pessime, ma Deepak doveva assentarsi per un mese per motivi di lavoro. Fece promettere all'uomo che si sarebbero rivisti al suo ritorno. Dopo un mese lo ritrovò ancora in vita e lo salutò con affetto. Dopo poco spirò.

Oggi queste mi sembrano verità banali, ma mi rendo conto che se ne parlo in giro verrei preso per stravagante.

Prosegue Seth: "In quasi tutti i casi di malattia tuttavia, se fosse possibile fare un'operazione di 'trapianto di pensiero', la malattia potrebbe rapidamente svanire".

Infatti le convinzioni di base e i pensieri che queste esprimono finiscono con l'incidere profondamente sulla realtà fisica. Se si usano metafore vittimistiche o che denotano sfiducia o addirittura odio verso se stessi le conseguenze sulla salute non tarderanno a manifestarsi.

La cosa più importante - sostiene Seth - è instillare nelle persone malate fiducia nella loro forza e nella loro potenza.

La mancanza di autostima e il risentimento verso sé stessi - ripete Louise Hay - è la prima causa di malattie mortali quali il cancro. La vera medicina è una rivoluzione mentale, non l'accanimento farmacologico.

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