domenica 9 marzo 2014

La questione centrale del Tempo

Nella nostra coscienza vigile siamo abituati a considerare il tempo in maniera lineare e sequenziale. Il passato per molte persone è più importante del presente: moltissimi si dibattono nella morsa di ricordi angosciosi di vicende ormai concluse che li tiranneggiano anche adesso.  Sappiamo però che si tratta solo di processi mentali sclerotizzati.
Per molti altri è molto più importante il futuro: dato che il presente non offre granché, pensano a progetti, eventi, occasioni da realizzare.
Le persone che vivono nel presente sono sorprendentemente abbastanza rare. Vivere nel presente significa abbassare il volume della mente che incessantemente elabora situazioni passate o scenari futuri.
Non a caso vivono maggiormente il presente i bambini, per i quali non ci sono alternative all'attimo corrente!

Va detto - per inciso - che l'unico istante in cui abbiamo illimitato potere sulla nostra realtà è proprio l'attimo presente.

La scienza ci ha mostrato che il tempo è un concetto tutt’altro che assoluto. Posso citare a tal proposito la variabilità del tempo in base alla teoria della relatività. Ancora più vicina alla nostra esperienza è la distorsione temporale dovuta al nostro stato d'animo soggettivo: se stiamo facendo qualcosa di bello il tempo è percepito come brevissimo; un'attività noiosa fa si che il tempo sembri non passare mai. Altre distorsioni temporali sono note e descritte nel campo dell'ipnosi e della PNL.

Dunque il tempo, per come siamo abituati a pensarlo, non esiste. E' solo una modalità che fa parte del grande mascheramento in cui ci troviamo a vivere e a cui siamo sottoposti. E' chiaro che nelle nostre azioni quotidiane dobbiamo tener conto del tempo, ma non sarebbe male se prendessimo coscienza di questo semplice dato di fatto: il tempo è un concetto relativo e sostanzialmente errato.

Esiste solo un eterno presente e tutti gli eventi - da noi percepiti come passati e futuri - stanno avvenendo contemporaneamente su piani di realtà differenti.
Se nella vita di tutti i giorni cominciassimo a tenere in sottofondo questo concetto, ci accorgeremmo che la stessa idea di realtà ne risulterebbe continuamente stravolta.

Seth, nel suo libro "La realtà sconosciuta" ci dice che dovremmo pensare alle varie epoche storiche come alle diverse stanze di un museo, in cui ogni sala ci riporta a una data epoca storica. Dalla stanza del secolo XXI potremmo passare alle altre sale che illustrano altri secoli, precedenti o successivi.
Dunque, tutte le epoche sono presenti contemporaneamente, come lo sono le diverse sale del museo; noi semplicemente non sappiamo come fare ad uscire dalla sala (livello di coscienza) in cui ci troviamo.
In realtà,  alterando lo stato della nostra coscienza potremmo addentrarci  facilmente anche nelle epoche che - ordinariamente - consideriamo passate (o future).
Continuando ad espandere le nostre considerazioni, arriviamo ad intuire che non ci sono vite passate e vite future, bensì manifestazioni contemporanee della nostra stessa Entità in diversi piani di realtà. Si può parlare più esattamente quindi di replicanti piuttosto che di reincarnati.
Noi prima della nascita, noi bimbi, noi giovani, noi adulti, noi vecchi, noi dopo la morte sono esperienze che esistono (adesso) tutte insieme.

Mi rendo conto che questa concezione è a dir poco stravagante e molti punti pongono interrogativi di difficile soluzione, ma queste sono verità che possiamo accettare solo a livello intuitivo e non da un punto di vista razionale, dal momento che la ragione è essa stessa un prodotto del mascheramento fisico in cui siamo avvolti.

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