sabato 19 aprile 2014

Isacco, Esaù, Giacobbe e... Neville

Il grande visionario Neville Goddard ci propone una originalissima lettura di un celebre episodio biblico, quello in cui Giacobbe, approfittando dell'assenza del fratello primogenito Esaù perchè impegnato nella caccia, si presenta sotto le mentite spoglie del fratello al padre Isacco ormai cieco e si fa dare la benedizione e quindi l'eredità.

Neville ci propone una chiave di lettura metaforica, assai intetessante: Isacco rappresenta la Coscienza di ciascuno di noi.
Esaù, il fratello maggiore, è la realtà per come si presenta in questo momento.  La realtà che tutti noi abbiamo davanti e che la maggior parte di noi giudica solida e incontrovertibile.
Giacobbe - il fratello minore - è l'immaginazione di un'altra realtà, reale solo nella nostra mente.

Se - con uno stratagemma - attenuiamo la nostra visione del mondo come ci appare (mandiamo Esaù a cacciare la selvaggina) possiamo sostituirla con una nuova, immaginaria, visione del reale (Giacobbe) e presentarla alla nostra coscienza (Isacco).

La coscienza creatrice (Isacco) non mancherà di fare avverare la nuova immagine (Giacobbe), che soppianterà la vecchia situazione, che pareva precedentemente tanto immutabile (Esaù).

Il valore del messagio di Neville è ancora enormemente sottovalutato - persino nel mondo d'oggi, pur essendo trascorsi più di quarant'anni dalla sua morte.

E' un mio (modesto) vanto quello di riproporlo a chi è pronto per riceverne l'insegnamento rivoluzionario.

2 commenti :

  1. Anche io ho letto alcuni scritti di neville, sono molto interessanti. Mi resta però una perplessità perchè lui sostiene che tutta la bibbia è metaforica e che i suoi personaggi non sono storici.
    Questo mi sembra difficile da accettare perchè la figura di Gesù e la sua esistenza è stata confermata da grandi Maestri illuminati, come Paramahansa Yogananda, Edgar Cayce, ecc. e come dire che Buddha Siddharta non è mai esistito. Sarei curioso di sapere il tuo parere.
    Grazie
    Luigi

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    1. Caro Luigi,
      la veridicità dell'esistenza storica della persona Gesù, piuttosto che della persona Siddharta, non mi sembra importante.
      Dopo migliaia di anni si può dire (ed è stato detto) tutto e il contrario di tutto, a questo proposito.
      Quello che conta è che Gesù e Buddha sono ancora vivi, nella Coscienza universale. Ricordiamoci che passato e futuro sono illusori: viviamo in un unico eterno presente.

      Neville si sofferma sulle metafore della Bibbia e tutto sommato mi sembra una lettura più apprezzabile di quella di coloro che la prendono alla lettera.

      Grazie per il tuo commento.

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