sabato 31 maggio 2014

Tutti maestri, tutti discepoli


Le persone che fanno parte della nostra vita, tutti coloro con i quali abbiamo a che fare giorno dopo giorno, sono nostri maestri. E noi lo siamo per loro.

Noi li abbiamo attratti nella nostra esperienza per via delle nostre convinzioni di fondo e per certe nostre caratteristiche, con le quali ci abbiamo la necessità di confrontarci.
Queste persone fungono da specchio e ci mostrano quello che siamo noi, per quanto inaccettabile ci appaia questa verità ad una prima occhiata.

I genitori ce li siamo scelti prima della nascita. Abbiamo fatto un accordo con loro, per fare un certo tipo di esperienza, prima di incarnarci come loro figli nel mondo fisico.

Anche le altre persone che fanno parte della nostra vita, sia quelli con cui abbiamo incontri fugaci, sia coloro con i quali passiamo insieme tanti anni, ce li siamo in qualche misura "scelti".

Faccio un esempio. Il mio capo di dieci anni fa, Fabrizio, era un uomo con pochi pregi e tanti difetti: cinico, egoista, furbo, manipolatore, dispotico, collerico, ignorante.
Tutti noi che eravamo 'sotto' di lui avevamo in noi dosi variabili di tutte queste "belle" caratteristiche.

Grazie a un maestro così "elevato" ho imparato molte cose sulla vita e soprattutto su me stesso. Fabrizio era molto odiato da noi che dovevano subirlo (anche da me) ed era costantemente al centro dei nostri discorsi.

Poi, col tempo e con tanta sofferenza, capii che in realtà mi aveva guidato attraverso il mio percorso di evoluzione interiore e che avrei dovuto ringraziarlo invece che odiarlo. Se solo ne fossi stato consapevole.

Fabrizio fu contestato duramente da alcuni dei suoi sottoposti per il suo operato fallimentare e poi fu definitivamente silurato. Dunque anche noi – i componenti del suo gruppo - fummo dei maestri per Fabrizio, sebbene lui non lo abbia capito e tutt'oggi serbi ancora rancore verso chi lo denunciò ai suoi superiori di allora.

Oggi Fabrizio si trova nel ruolo di subalterno in un altro gruppo di lavoro, emarginato e largamente insoddisfatto.
Sembra essersi avverata per lui la regola dantesca del contrappasso. E' una prova molto dura, che potrebbe ispirarlo a cambiare il suo approccio, ma sfortunatamente, il suo percorso di evoluzione interiore non è nemmeno cominciato. Riconosce i suoi errori di allora, ma la dimensione spirituale gli è totalmente estranea, anche per via del suo ateismo.

Adesso siamo persone molto differenti ed infatti, seppure ogni tanto lo incontro (lavoriamo ancora nella stessa società), i nostri destini si sono separati.

La lezione è finita. Grazie Maestro.

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